di Pietro Martinelli, già Consigliere di Stato

Stando alle informazioni riportate da questo giornale sembrerebbe che gli elettori facciano fatica ad appassionarsi alla riforma fiscale sulla quale si voterà domenica prossima. La cosa non è sorprendente per diversi motivi.

1. Non è semplice capire su cosa si vota. L’opuscolo informativo riporta un titolo ambiguo: «Riforma fiscale e sociale: misure fiscali» seguito dal sottotitolo «modifica della legge tributaria». Chi non segue da vicino le contorsioni della politica potrebbe chiedersi cosa c’entra la «riforma sociale» se in votazione ci sono solo articoli della legge tributaria. Per complicare le cose a pag. 7 dell’opuscolo si legge che «in caso di approvazione della riforma fiscale e sociale (sic) nel 2019 entrerà in vigore il pacchetto di misure in ambito sociale interamente finanziato dalle aziende». A questo punto l’elettore sa cosa capiterà alla riforma sociale se la riforma fiscale venisse accettata, ma non sa cosa capiterà se venisse respinta. Non lo sa perché cosa capiterà esattamente non lo sa nessuno. Il rapporto della Commissione speciale tributaria si limita a delegare al Consiglio di Stato il compito di fissare l’entrata in vigore della riforma in modo che se la parte fiscale cadrà «il Consiglio di Stato potrà tenere in sospeso la parte sociale per un certo periodo (sic) riportandola poi eventualmente (sic) davanti al Parlamento per l’abrogazione non essendo più dati i presupposti per una sua approvazione». Questo pasticcio è stato chiamato «patto sociale in cui sono coinvolti Stato, cittadini ed economia».

2. Le modificazioni importanti della legge tributaria riguardano due sgravi: uno relativo al capitale delle persone giuridiche che sommando l’effetto di Cantoni e Comuni costerà 21 milioni di franchi, l’altro relativo all’imposta sulla sostanza delle persone fisiche che, quando sarà applicato interamente nel 2020, costerà a Cantone e Comuni 26,7 milioni di franchi. Quest’ultimo sgravio è particolarmente antipatico perché va a premiare solo le grandi sostanze al disopra di 1,4 milioni di franchi riducendo l’aliquota marginale applicata alla sostanza superiore a 1,4 milioni dal 3,5 per mille al 2,5 per mille. Quindi per ogni milione di sostanza in più del primo milione e 400mila franchi il contribuente ricco pagherà circa (a dipendenza del moltiplicatore comunale) 4.500 franchi di imposta invece di 6.300 franchi a Cantone e Comune. Particolarmente antipatico perché favorisce solo gli ultramilionari quando uno dei problemi più gravi della nostra epoca, a livello mondiale e svizzero, è la concentrazione della ricchezza in poche mani.

3. Per giustificare questo «regalo» si fa ricorso al rischio di fuga di ricchi contribuenti anche se si ammette che «nel passato non si è assistito ad una fuga di massa di contribuenti particolarmente facoltosi», e si denunciano le aliquote elevate delle imposte per persone fisiche con redditi elevati e per le persone giuridiche in Ticino. A questo riguardo si può osservare che se l’aliquota massima per le persone sole vede il Ticino al 22. rango tra i Cantoni con il 40,72%, la media svizzera calcolata tenuto conto della popolazione di ogni Cantone è del 38%, quindi poco meno di quella ticinese. Analogamente per la tassazione dell’utile delle persone giuridiche la media svizzera è del 19,7% contro il 20,6% del Ticino. Questo perché la maggior parte dei Cantoni con una popolazione superiore alla nostra (con l’eccezione di Lucerna) ha delle aliquote simili o superiori alle nostra (Zurigo, Berna Vaud, Ginevra).

D’altronde credo che I ricchi contribuenti apprezzino soprattutto il fatto che le imposte vengano usate bene, che regni la pace sociale, che il paesaggio sia ben conservato e che strade e servizi pubblici rispondano alle aspettative dei cittadini. Un risultato che, tenuto conto di quel che ci aspetta, lo si potrà mantenere solo aumentando e non diminuendo la pressione fiscale. Basta pensare ai problemi posti dall’invecchiamento demografico, dai costi sanitari, dalle esigenze di una formazione adeguata e permanente, dai rischi di precarietà e di disoccupazione.

4. Questa riforma fiscale e sociale è stata presentata come un’operazione win-win perché il finanziamento delle riforma sociale viene garantito dalla sostituzione di un’aliquota contributiva dei datori di lavoro per gli assegni per figli con il prelievo di un’aliquota della medesima percentuale per delle misure sociali a sostegno delle famiglie. Un’operazione discutibile, ma che in ogni caso non rappresenta un modello per il futuro perché è stata resa possibile da una situazione eccezionale prodotta dal bassissimo livello delle nascite in Ticino. Non si capisce per contro come si pensa in futuro di poter continuare a ridurre le imposte e, contemporaneamente, a realizzare riforme sociali innovative. A meno che lo si faccia continuando a demolire lo Stato sociale costruito nel passato, che aveva come riferimento il reddito garantito dalle prestazioni complementari AVS-AI, oggi pericolosamente rimesso in discussione dal Parlamento federale.

In conclusione a mio parere l’elettore perplesso e disorientato da questo pasticcio ha una scelta che gli potrebbe risolvere perplessità e disorientamento: mettere un NO nell’urna. Poi si potrà ripartire con un modello più trasparente e più credibile.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...