Fra alcuni giorni saremo chiamati a decidere sugli sgravi adottati dalla maggioranza del Gran Consiglio a favore dei detentori di patrimoni plurimilionari. La perdita per le finanze pubbliche è stata quantificata in circa 50 milioni di franchi. Il Governo, per fare accettare la proposta, non ha esitato a far uso del ricatto: se gli sgravi fiscali non fossero adottati, i contributi per gli asili nido non sarebbero messi in vigore. Nessuno ci crede che ciò potrebbe accadere, ma questo non toglie nulla alla pratica del ricatto, eticamente discutibile.

Il Governo tace anche sui tagli antisociali, che hanno penalizzato migliaia di cittadini, praticati in tutti questi anni. Essi, quasi certamente, sarebbero confermati. Tace anche sulla grave situazione occupazionale che da anni colpisce duramente la popolazione. Ai giovani vengono offerti solo lavori precari e mal pagati. I meno giovani vengono licenziati. Come se ciò non bastasse, il Governo pubblica notizie false sulla disoccupazione, poiché tiene conto solo delle persone iscritte agli inefficienti, burocratici e inutili uffici del lavoro. Non tiene conto invece di coloro che sono finiti in assistenza oppure che vivono con lavoretti precari che non permettono di pianificare una vita, nemmeno minimamente.

Infine, come sappiamo, la motivazione centrale a sostegno degli sgravi sarebbe quella di impedire la fuga dei contribuenti facoltosi. Un’affermazione già contestata con efficacia, fornendo dati e cifre, da molti altri e sulla quale quindi non mi soffermo. Vorrei invece ricordare che la concorrenza inter-cantonale non è un incidente di percorso. Si tratta di una precisa scelta. Infatti, gli ambienti politici e economici che oggi sostengono gli sgravi fiscali, si sono sempre sistematicamente opposti a ogni proposta intesa a risolvere il problema attraverso un’armonizzazione fiscale. Quindi, prima fanno di tutto per mantenere una diversità fiscale tra i Cantoni; poi invocano questa diversità per sostenere gli sgravi. Non è un atteggiamento illegale. Ma è perlomeno eticamente inaccettabile.

Votare no agli sgravi è quindi un atto di giustizia verso coloro che pagano regolarmente le imposte e che non vogliono un indebolimento delle finanze pubbliche poiché, inevitabilmente, esse avrebbero negative conseguenze sulle prestazioni sociali, sul settore sanitario e sul servizio pubblico in generale.

Graziano Pestoni,
presidente dell’USS Sezione Ticino e Moesa

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