Il 29 aprile si voterà sulla riforma fiscale, parte del controverso pacchetto fiscale-sociale presentato lo scorso 18 settembre dal Consiglio di Stato. Inizialmente c’era l’intenzione di presentare le due riforme in modo unito legandole giuridicamente, situazione in cui i cittadini e le cittadine ticinesi avrebbero potuto scegliere unicamente se bocciare o accettare il pacchetto nella sua interezza.

Il Governo, probabilmente in seguito alla sentenza del Tribunale Federale riguardante un caso analogo nel Canton Neuchâtel in cui la votazione è stata annullata, ha successivamente deciso di rispettare l’unità di materia sancita dalla Costituzione e ha quindi slegato i due pacchetti. I cittadini e le cittadine ticinesi potranno ora votare in modo indipendente su entrambe le proposte. È triste constatare che ci siano rappresentanti del Gran Consiglio e del Consiglio di Stato che continuino a dichiarare l’unità delle due riforme: il Tribunale Federale ha stabilito che ciò è incostituzionale ed antidemocratico. È quindi possibile rifiutare questa riforma fiscale mantenendo comunque le misure sociali, che nessuna forza politica ha contestato e sulle quali non pende alcun referendum: il Governo deve semplicemente attuarle. Dato che il consultivo ha chiuso con un disavanzo di 80 milioni di franchi, i soldi per farlo ci sono.

Ma ora fingiamo (e sottolineiamo fingiamo) che le due riforme siano veramente unite. I sostenitori della riforma fiscale continuano a parlare delle due riforme quale “compromesso equilibrato”. Ci si aspetterebbe quindi di trovarsi di fronte a due misure che sommate diano un bilancio economico neutro, in cui i guadagni compensano le perdite. In realtà abbiamo da una parte delle misure sociali che non costeranno nulla né al Cantone, né alle imprese, dato che verranno finanziate dirottando parte dei contributi per gli assegni per i figli in un nuovo fondo senza aumentare i contributi stessi; dall’altra parte abbiamo degli sgravi ai contribuenti più facoltosi e alle grandi imprese che causeranno minori entrate per 52 milioni di franchi. Di equilibrato in queste due riforme c’è ben poco!

Ecco perché il prossimo 29 aprile è auspicabile respingere la riforma fiscale, al fine di non impoverire le casse statali e di avere in futuro le risorse necessarie per poter applicare altre proposte utili, come l’attuale riforma sociale.

Giulio Bozzini, membro di Direzione PS Ticino
Laura Riget, co-presidente Comitato Cantonale PS Ticino

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