La campagna a favore della riforma fiscale si sta trasformando ormai in una gara a chi la spara più grossa e ha decretato il definitivo passaggio delle autorità ticinesi al-l’era delle post-verità. La bufala peggiore è quella delle aziende e dei milionari che finanziano la socialità. È successo l’esatto contrario: sono i tagli nella socialità degli ultimi anni che permettono di finanziare i vantaggi fiscali per le varie Gucci e i Philipp Plein. In dieci anni il numero delle imprese e dei plurimilionari è raddoppiato, eppure dal 2005 sono state necessarie ben quattro manovre di riequilibrio delle finanze per riassorbire i deficit accumulati grazie agli sgravi del passato. Negli ultimi anni sono stati tagliati 50 milioni di aiuti e sussidi e ora che il Consiglio di Stato ha raggiunto il pareggio di bilancio vuole concedere oltre 50 milioni di franchi di riduzioni di imposte anche a imprese che sfruttano il territorio e la manodopera a basso costo d’oltrefrontiera.

Le riforme fiscali passate stanno svuotando non solo le casse pubbliche, ma anche quelle dell’AVS. Dal 2008 l’imposizione dei dividendi è scesa al massimo al 60%; significa che ogni 100’000 franchi guadagnati, un azionista paga le tasse solo su 60’000, i restanti 40’000 li intasca puliti e non versa neppure un franco di contributi sociali. Di questo passo ci toccherà lavorare fino a 70 anni perché azionisti, manager e professionisti di alto rango possano continuare a godere dei loro benefici fiscali, altro che finanziare la socialità!

Anche l’argomento secondo cui bisogna creare ricchezza, prima di ridistribuirla è un’assurdità: 52 milioni di sgravi sono 52 milioni in meno nelle casse pubbliche, quindi possono ridistribuire solo i debiti, come d’altronde hanno sempre fatto in base al ben noto principio «privatizzare i guadagni, socializzare le perdite».

Come se non bastassero le bufale, ci tocca anche subire il ricatto di rappresentanti del popolo che minacciano gli elettori di cancellare anche le poche misure sociali se non otterranno gli sgravi. L’arroganza dei loro propositi ha almeno il pregio di aver chiarito le loro reali intenzioni: mantenere in vita un sistema economico fallimentare a scopi elettorali, anche a costo di svuotare le casse pubbliche e mantenere nel bisogno gran parte dei cittadini.

Le misure a favore di chi ha figli piccoli sono solo un cerottino su una gamba in cancrena. Il bonus bebè e i posti negli asili nido non servono agli ultracinquantenni licenziati dopo una vita di lavoro, ai giovani che se ve vanno oltralpe a cercare un impiego, alle 8’000 persone finite in assistenza e a chi deve vivere con un salario da fame; 250 franchi al mese (limitati a 12 mesi) sono meno di quanto spende un consigliere di Stato per il suo telefonino e servono a malapena a pagarsi i pannolini.

Smettiamola di prendere per i fondelli la gente: il benessere non si costruisce puntando su milionari che possono andarsene da un giorno all’altro o su imprese che dovranno comunque pagare le imposte nei paesi dove creano valore aggiunto e che in Ticino hanno solo capannoni di logistica.

In uno Stato degno di questo nome, il benessere va garantito a tutti i cittadini assicurando lavoro, salari dignitosi, aiuti nel momento del bisogno e servizi adeguati. Senza ricatti e senza menzogne.

Matteo Pronzini,
deputato MPS in Gran Consiglio

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