Qualcuno crede ancora che la presenza di persone o imprese particolarmente facoltose su di un territorio, generino ricchezza e benessere tra gli abitanti a loro prossimi. La convinzione che uno sgocciolamento della ricchezza dall’alto verso il basso si verifichi con la sola presenza di tali imprese a livello locale, è dettata da una regola tanto semplice quanto ingannevole: le imprese a grande capitale investono sul territorio e offrono lavoro alla popolazione indigena. È veramente così?

Il neoliberismo incoraggia politiche di agevolazioni fiscali in favore di pochi ricchissimi, sebbene a livello globale le prove e riprove che la concentrazione della ricchezza porta disparità sociale e forti pressioni sui ceti medio e medio- basso, sono sotto gli occhi di tutti. La sfrenata concorrenza fiscale al ribasso che caratterizza le scelte di natura neoliberale, non favorisce l’insieme della società in quanto tagli alla socialità e pressioni sui salari sono misure che compensano le perdite fiscali. La riforma cantonale fiscale approvata dal Gran Consiglio segue questa corrente di pensiero, ossia quella della concorrenza fiscale al ribasso capace di svuotare le casse del Governo e di richiamare imprese facoltosissime pronte ad abbandonare il territorio non appena altrove si verifichino condizioni fiscali più seducenti.

Il Gran Consiglio, cosciente della povertà crescente nel nostro Cantone, vincola la riforma cantonale fiscale a quella sociale presentando al popolo una sorta di “simmetria dei vantaggi”: se il 29 aprile 2018 accetteremo l’abbassamento della fiscalità per le holding e le imprese a grandi capitali, verremo “premiati” con il rafforzamento delle prestazioni sociali. Se, al contrario, non lo accetteremo, il Gran Consiglio chiederà al Parlamento di annullare i rafforzamenti sociali. Ma perché vincolare una misura all’altra? Se una politica familiare viene ritenuta necessaria, questa deve essere portata avanti indipendentemente dall’accettazione di una riforma fiscale concessa al grande capitale.

L’inganno è dietro l’angolo ed è perpetrato ai danni della popolazione. Diminuire la fiscalità significa sminuire le competenze dello Stato consegnandole al settore privato, nonché nutrire quel circolo vizioso della concorrenza fiscale al ribasso portatrice, a lungo termine, di disparità, povertà ed evasione fiscale. La simmetria dei vantaggi è un ricatto del quale possiamo fare a meno. La favola liberista vuole raccontare la storia di una fortunatissima gallina dalle uova d’oro. Invece, i protagonisti di questo racconto sembrano essere l’asino, il bastone e la carota. Da un lato arrivano dure bastone, dall’altro magri premi. Intanto, l’asino fa del suo meglio per tirare avanti.

Antonia Boschetti,
Comitato Regionale PS-Mendrisiotto

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