Nella discussione avuta all’interna del Partito Comunista in merito alla riforma cantonale fiscale e sociale abbiamo analizzato la questione in modo ampio. Non vi sono stati dubbi sul fatto che il referendum andasse lanciato, ma abbiamo seriamente provato anche a vedere nella proposta approvata dal parlamento gli aspetti tendenzialmente positivi.

Ad esempio abbiamo tenuto conto del fatto che le misure previste per le start-up potessero sottendere un certo orientamento strategico allo sviluppo economico del Cantone, potenzialmente quindi interessante anche dal nostro punto di vista atto allo sviluppo delle forze produttive nazionali. Tuttavia, in questo caso, la riduzione sull’imposta sul capitale dall’1,5% allo 0,01% che va di pari passo con la defiscalizzazione di chi vi investe, ci è subito apparso come esagerato, anche perché start-up non significa ancora innovazione ed eccellenza: ai comunisti interessa l’economia reale, produttiva e traduciamo il concetto di “alto valore aggiunto” con la produzione destandardizzata, a cui non si può dire corrispondano automaticamente tutte le start-up che sorgono in Ticino. Anzi non siamo così ingenui da non vedere come le aziende più ricche trovano sempre metodi per approfittarne, ad esempio creando esse stesse delle start-up a loro sottoposte.

Per le persone giuridiche, pur riconoscendo come positivo l’inasprimento dell’imposizione sui dividendi, abbiamo ritenuto centrale la misura che computa nell’imposta sull’utile anche quella sul capitale: le aziende che fanno utili potranno così diminuire il carico fiscale sui loro beni. Si tratta insomma di uno sgravio fiscale importante, che porterà a una diminuzione di 12 milioni di franchi al Cantone e di 9 milioni ai comuni. Per quanto concerne le persone fisiche abbiamo dovuto prendere atto della diminuzione dell’aliquota sull’imposta per il patrimonio (dal 3,3% al 2,5%): esattamente l’opposto del “cavallo di battaglia” del Partito Comunista, ossia la cosiddetta “Tassa dei Milionari”, una legge patrimoniale che, in modo progressivo, chiami a dare un contributo quella minima parte della popolazione residente che dispone di patrimoni superiori al milione di franchi.

Senza contare lo “scudo fiscale” che comporta una perdita di due milioni per il Cantone e tramite il quale le imposte su sostanza e reddito non potranno superare il 60% dei redditi della persona: una distorsione bella e buona della progressività naturale. Proprio sulla progressività torneremo prossimamente con due proposte in Gran Consiglio: si tratta di un principio base, liberale prima che comunista, ma che ormai risulta un ostacolo a chi ragiona solo in termini di profitto privato.

E in tutto questo contesto ben si comprende che il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) rilanci sulla necessità di investire negli aiuti allo studio. Dopo aver tagliato sulle borse di studio non sono effettivamente tollerabili “regali” fiscali a chi non ne ha bisogno. In un periodo in cui si parla di equilibrio dei conti e di pareggio di bilancio è del tutto inopportuno avanzare riforme di questo genere, poiché la storia recente del nostro Cantone mostra come i buchi finanziari portano inevitabilmente a tagli nel sociale e nella scuola pubblica. Ben prima del ceto medio, a soffrirne saranno le classi sociali ben più modeste, poiché prima dell’aumento del moltiplicatore comunale, i partiti di centro e centro-destra promuoveranno con grande probabilità tagli alle prestazioni sociali.

Massimiliano Ay,
Segretario politico del Partito Comunista della Svizzera Italiana

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