Gli sgravi fiscali su cui si voterà il 29 aprile comportano un costo di almeno 52 milioni. Diciamo almeno perché il Messaggio del Governo, oltre a non quantificare tre misure, considera neutra la misura che riduce del 90% la tassazione del capitale in partecipazioni: un’agevolazione a vantaggio esclusivo delle Holding. Questa misura, discutibile da più punti di vista, neutralizza per quanto riguarda l’imposta sul capitale l’effetto cantonale dell’abolizione degli statuti speciali. Si tratta di un futuro mancato introito che va dunque aggiunto agli sgravi concessi che arrivano così a un totale di 58 milioni.

Le due principali misure di questa riforma fiscale premiano le grandi imprese e le persone con una sostanza superiore a 1,38 milioni di franchi. Questi sgravi sono promossi senza una visione di assieme, perché non tengono conto della Riforma fiscale federale 2017, attualmente in discussione in parlamento a Berna, e perché non considerano i due ulteriori pacchetti di sgravi che il Dipartimento delle finanze intende promuovere prossimamente.

In queste condizioni il cittadino non è in grado di farsi un’idea sul reale impatto finanziario di questa politica di sgravi. Si constata che l’Autorità non ha imparato niente dai pacchetti fiscali di inizio millennio. Poi, guarda caso, con una perfetta regia, alla vigilia della votazione sugli sgravi, c’è la pubblicazione dei dati di Consuntivo con la ben nota altalena di cifre e la riapparizione del tesoretto di cui il nostro Cantone in determinati periodi è maestro. Prima le previsioni catastrofiche dei preventivi grazie alle quali si tagliano servizi e prestazioni e poi per magia un utile milionario a consuntivo che permette di fare “sgravi sì, ma con giudizio”, come direbbe Caprara. Tutto questo unicamente in base a un dato puntuale, senza nessuna valutazione a media-lunga scadenza delle finanze cantonali, senza indicare le conseguenze di questa fiscalità a fette per gli altri contribuenti come pure sulle prestazioni pubbliche alla popolazione.

Oggi a dominare il pensiero dei promotori di queste politiche è la variabile degli sgravi, una vera ossessione. Il modello economico con cui si pretende di capire, descrivere e guidare la realtà economica del Ticino si riduce alla fiscalità. È sulla base di questa lettura riduttiva che si promette prosperità per tutti, mantenimento delle prestazioni pubbliche, sostegno della socialità e contenimento delle disuguaglianze. A supporto di questa analisi unilaterale non mancano i tecnici con i dati riguardanti i confronti intercantonali della fiscalità. Non è perché si usano numeri che si fa matematica e tanto meno economia. Per un vero confronto bisogna considerare tutte le componenti fiscali e non tirare conclusioni affrettate basate su singole componenti. Quando si confrontano aliquote fiscali non ci si può limitare al reddito imponibile altrimenti si dimenticano le deduzioni fiscali e sociali, di cui il Ticino è il Cantone più «generoso». Quando si fa il confronto con la media sarebbe necessario ponderare i dati secondo l’importanza dei Cantoni, ad esempio in base al numero di abitanti. Bisogna anche tener conto della particolare situazione geografica del Ticino, al di qua delle Alpi, di lingua italiana, Cantone di frontiera con i salari più bassi di tutta la Svizzera.

Diversamente da Zugo, Svitto e Argovia, non possiamo sfruttare, grazie alla concorrenza fiscale, la vicinanza con Zurigo, ma attiriamo piuttosto ancora più capannoni dalla vicina Italia. Quando parliamo di substrato fiscale perché non si considera che in Ticino abbiamo una quota di redditi bassi decisamente superiore a quella nazionale? Rafforzare il substrato fiscale vuol anche dire migliorare il livello salariale e non promuovere salari minimi di 3’000 franchi al mese. Ma soprattutto non va dimenticato che la concorrenza fiscale è un fattore che causa all’ente pubblico ingenti perdite di risorse finanziarie e va corretto. Genera infatti l’effetto stadio in cui le diverse file, alzandosi in piedi una dopo l’altra, alla fine vedono come prima, ma da una posizione ben peggiore.

Per queste considerazioni abbiamo il dovere di invitare a votare No il 29 aprile a queste misure fiscali. Diffidiamo dal tesoretto del Consuntivo.

Ivo Durisch,
Capogruppo PS in Gran Consiglio

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