Quale Ticino vogliamo? È la domanda che dobbiamo porci votando il prossimo 29 febbraio sulla riforma fiscale. Vogliamo continuare ad attirare aziende interessate solo ai vantaggi fiscali e alla manodopera a basso costo o sosteniamo aziende responsabili che offrono retribuzioni dignitose? Vale la pensa di accollarsi 52,5 milioni di mancate entrate nelle casse pubbliche per aziende senza nessun legame con il territorio?

Questi sgravi non premieranno le imprese che creano un vero valore aggiunto per la popolazione e il territorio, che reinvestono i loro utili in azienda o che assumono persone in disoccupazione o in assistenza sgravando di costi lo Stato. L’unico criterio tenuto in conto in questa Riforma fiscale è il patrimonio. Le riduzioni di imposta infatti andranno a vantaggio unicamente delle grandi aziende fortemente capitalizzate, non le piccole e medie imprese. I sostenitori della riforma paventano un fuggi fuggi di aziende, ma dati ufficiali dicono il contrario: dal 2008 il numero di aziende è quasi raddoppiato salendo a 38’000.  Nel Luganese oramai è concentrata la metà delle aziende e dei posti di lavoro di tutto il cantone, eppure la maggioranza della popolazione non vive meglio rispetto a qualche anno fa, anzi.

Sono previsti anche nuovi sgravi per chi ha una sostanza superiore a 1.38 mio di franchi, vale a dire meno del 4% dei contribuenti. Il Ticino – ci dicono – è poco attrattivo per i milionari.  I dati però non mentono: le persone con una sostanza imponibile superiore a 1 mio di franchi sono aumentate del 63%, mentre quelle con più di 5 mio sono raddoppiate, passando da 538 a 1080, ed è aumentato anche il loro patrimonio globale. Inoltre siamo il cantone che ha attirato il maggior numero di ricchi stranieri dal 2008, eppure Via Nassa, dove si concentrano i negozi del lusso, si è progressivamente svuotata. Il tanto vantato “indotto” creato dai Paperoni e dai ricchi manager non si è visto.

Malgrado la forte crescita economica, la maggioranza della popolazione si è impoverita e lo sanno bene i commercianti luganesi confrontati a un calo della clientela senza precedenti. Per raggiungere il pareggio di bilancio il cantone ha tagliato in soli tre anni 50 milioni di aiuti alle famiglie: 811 famiglie hanno perso il diritto agli assegni di prima infanzia e integrativi e ad altre 20’000 hanno tolto i sussidi di cassa malattia, ma intanto gli affitti salgono e i premi anche. Nemmeno sul fronte del lavoro la situazione è migliorata: è aumentato il numero di disoccupati Ilo e di precari e i salari sono calati in molti settori, tanto che ormai in Ticino si guadagna oltre 1’000 franchi in meno che nel resto del paese.

Se questi sono i risultati, vale davvero la pena di attirare altre aziende come la Gucci o la Philipp Plein? Non sono certo gli impieghi nella logistica a 2’700 franchi lordi che potranno sostituire i posti persi nel settore bancario. Basare il nostro futuro su imprese che potrebbero andarsene da un momento all’altro, non a causa delle aliquote troppo elevate, ma per le nuove regolamentazioni internazionali è irresponsabile. Non abbiamo bisogno di quantità, ma di qualità delle aziende. Questa Riforma va nella direzione sbagliata, è un concentrato di vecchie teorie che si sono rivelate fallimentari e che hanno impoverito la classe media e il tessuto economico. Cambiamo rotta finché siamo in tempo, votiamo NO il 29 aprile.

Simona Buri,
Capogruppo PS in Consiglio comunale, Lugano

Ivo Durisch,
Capogruppo PS in Gran consiglio

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