Presto saremo chiamati alle urne per esprimerci sulla proposta di riforma fiscale che intende premiare a pioggia, indistintamente da qualsivoglia criterio qualitativo le aziende del nostro cantone. Non soltanto trovo davvero irresponsabile da parte del Governo e della maggioranza del Parlamento proporre un simile pacchetto fiscale (visti i danni precedentemente causati da regali fiscali dell’era Masoni), penso soprattutto che sia indecente la campagna di disinformazione e minaccia che è stata parallelamente messa in atto.

Oggi si vuol far credere ai cittadini che senza questa riforma il ricchissimo pacchetto sociale verrà a cadere. Questo è falso e i fatuori della riforma ci stanno mentendo. Il rapporto di maggioranza votato dal Parlamento dice espressamente che in caso la riforma fiscale dovesse cadere in votazione popolare «il Consiglio di Stato potrà tenere in sospeso l’altra parte (quella sociale già approvata) per un certo periodo, riportandola poi eventualmente davanti al parlamento per l’abrogazione non essendo più dati i presupposti per una sua approvazione». Questo significa, in maniera chiara e univoca che le due riforme non sono legate tra di loro. Il Parlamento potrà decidere in maniera completamente autonoma se implementare le misure sociali o meno, indipendentemente dal risultato scaturito dalle urne. Urge anche ricordare che quest’assenza di legame tra i due oggetti distinti è stata sottoscritta dal Tribunale federale evidenziando come questo presunto legame leda gravemente la libertà di voto dei cittadini. Insomma, non si può far votare i cittadini su un oggetto minacciando conseguenze su un altro che non è discusso in vocazione. Sarebbe come dire a un lavoratore se non accetti la riduzione di salario che ti proponiamo, abroghiamo pure il bonus annuale che in realtà avevi già ottenuto.

Oggi i soldi per attuare la riforma sociale ci sono già: 100 milioni li versa la Confederazione per implementare le strutture di accoglienza per i figli di genitori che lavorano. Non lasciamoci ingannare: Cantone ed aziende non verseranno un solo centesimo per la riforma sociale in quanto i soldi sono già prelevati dalla massa salariale e destinati alla cassa di compensazione per gli assegni familiari ordinari. Si tratta solo di travasare le eccedenze che già ci sono in questa cassa a favore delle misure sociali, in parole povere si tratta del gioco dei bicchieri: travasa qua, sposta là e la magia è presto fatta.

Anche alla luce dei tangibili disastri economici perpetrati ai danni dell’economia locale e del tessuto sociale ticinese invito caldamente a voler rigettare questa riforma fiscale.

Jessica Bottinelli,
co-coordinatrice I Verdi

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