Il 29 aprile saremo chiamati a votare la modifica della legge tributaria con cui si intendono fare 52 milioni di regali fiscali a multimilionari e aziende. L’oggetto viene a sproposito chiamato “riforma fiscale” suggerendo che si tratti di un passo avanti per l’economia cantonale, mentre in realtà si tratta di riproporre quella politica economica che ha portato al degrado del territorio, all’esplosione dei frontalieri e all’impoverimento della popolazione residente. Il meccanismo è infatti ben collaudato: prima sgravi a pioggia per aziende e super ricchi, poi a fronte di deficit strutturali si tagliano le prestazioni dello Stato, in particolare quelle sociali (oltre 50 milioni di tagli agli aiuti dei ceti meno abbienti negli ultimi anni), infine a situazione finanziaria di nuovo risanata si ricomincia da capo.

Temendo che la popolazione finalmente si accorga della grossa fregatura in corso ecco che in quest’occasione il Governo e il Parlamento a maggioranza hanno estratto dal loro cilindro lo specchietto per le allodole della “riforma sociale” che non ha nulla a che vedere con la prossima votazione, se non quello di essere uno dei tentativi di inganno dell’opinione pubblica più indecenti della recente storia politica ticinese.

Tornando al vero oggetto su cui voterà la popolazione ticinese, bisogna chiedersi se ha senso proseguire con questa politica economica in cui, nonostante la creazione di oltre 18’000 aziende e migliaia di posti di lavoro, dal 2008 le condizioni sociali della popolazione residente non fanno altro che peggiorare e la qualità di vita si deteriora continuamente a causa del saccheggio del territorio e del traffico asfissiante. Dal 2008 il tasso di rischio povertà è cresciuto del 10% raggiungendo il 31%, ovvero il doppio del valore nazionale, i beneficiari dell’assistenza sono raddoppiati e hanno superato quota 8’000 unità. Il Ticino è l’unica regione del Paese in cui i salari mediani sono diminuiti. Parallelamente all’impoverimento della popolazione, si è promossa la svendita del territorio per l’edificazione di capannoni, in cui prevalentemente lavora della manodopera frontaliera che va a peggiorare il caos viario indigeno. Errare è umano ma perseverare è irresponsabile.

Bisogna quindi finalmente rompere questo meccanismo che porta danni ambientali e impoverimento della popolazione residente. Se proprio si vuole usare la leva della fiscalità è giunta l’ora di pensare ed applicare una riforma fiscale che possa fungere da trampolino di lancio per la necessaria trasformazione ecologica e sociale dell’economia ticinese. Quindi invece di sgravi a pioggia si dovrebbero introdurre solo sgravi mirati per le aziende virtuose, quelle che assumono prevalentemente o solo residenti con buone condizioni di lavoro e a salari svizzeri, quelle che si dotano di piani di mobilità aziendale efficaci, quelle che utilizzano solo energia rinnovabile o compensano completamente le loro emissioni dannose per il clima, quelle che producono pochi rifiuti e riciclano.

Per andare finalmente in questa direzione virtuosa bisogna iniziare da un convinto NO il 29 aprile a regali fiscali per grandi aziende e multimilionari.

Matteo Buzzi
presidente del Comitato cantonale de I Verdi

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