Stiamo assistendo a una campagna favorevole alla modifica della legge tributaria, su cui siamo chiamati a esprimerci il 29 aprile, che manipola l’oggetto in votazione e che calpesta il diritto al referendum.

Lo scorso dicembre la maggioranza del Gran Consiglio ha votato la modifica della legge tributaria che concede sgravi fiscali alle persone con un patrimonio superiore a 1,38 milioni e alle grandi aziende. Una modifica che ha messo in atto la riforma fiscale proposta dal Governo, che farà perdere almeno 52,5 milioni di franchi a Cantone e Comuni, contro la quale è stato lanciato un referendum. Il 6 febbraio il Governo ha annunciato che «la domanda di referendum contro la modifica del 12 dicembre della legge tributaria è riuscita». Non c’è invece un solo documento ufficiale in cui ci sia traccia di una votazione sulle misure per gli asili nido o gli assegni per la nascita di un figlio. Non c’è perché nessuno ha lanciato un referendum contro queste misure votate del Parlamento in modo separato rispetto alla riforma fiscale. Se le misure fiscali e sociali fossero state riunite in un solo pacchetto, sarebbe bastato un ricorso per respingerlo. Il Tribunale federale ha infatti annullato una votazione del genere a Neuchâtel: l’unità della materia va rispettata e il popolo deve poter votare liberamente, senza condizionamenti.

Se la riforma avesse veramente riunito fiscalità e socialità in un solo pacchetto, non saremmo chiamati a votare esclusivamente sulla modifica della legge tributaria. Tributaria, che riguarda la fiscalità, le imposte e le tasse: non la socialità, non il lavoro, non la famiglia, non l’infanzia. Chi afferma il contrario mente, non rispetta la democrazia diretta e attacca il diritto di lanciare un referendum, raccogliere le firme previste e sottoporre una decisione del Parlamento al voto popolare.

Pur di imporre regali fiscali ai milionari e alle grandi aziende, i partiti di maggioranza hanno escogitato un sistema per raggirare i nostri diritti politici. Il Consiglio di Stato, con delega del Parlamento, potrà decidere l’entrata in vigore delle misure fiscali e sociali. L’obiettivo? Condizionare la votazione con un ricatto.

Nel caso in cui dovessimo dire no alla modifica della legge tributaria, respingendo la riforma fiscale, il Consiglio di Stato potrebbe sospendere l’entrata in vigore delle misure sociali e sottoporle al Parlamento per abrogarle. Non dobbiamo permettere che la nostra decisione e il nostro voto possano essere influenzati in questo modo. Diciamo no ai regali fiscali ai milionari e alle grandi aziende. Il Consiglio di Stato decida, poi, se veramente vuole negare delle misure già votate e necessarie alla popolazione. Allora vedremo chi avrà il coraggio di votare per abrogarle. In tal caso, sarà nostro diritto opporci e lanciare un referendum.

Alberto Casari
Direzione PS Ticino

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