La nuova riforma fiscale e sociale in votazione il prossimo 29 aprile prevede, in piena logica neoliberista, sgravi fiscali alle grandi aziende e ai contribuenti più ricchi per un totale di 52,5 milioni di franchi. I suoi sostenitori e le sue sostenitrici dicono che c’è una contropartita importante: le misure sociali in favore della conciliazione lavoro-famiglia. La logica perversa la conosciamo: ti do una sberla, bella forte e poi una carezza (molto molto leggera). Sta di fatto che comunque la sberla l’hai presa e di sicuro ti ha fatto anche male!

È bene ribadire prima di tutto che i soldi per le cosiddette misure sociali ci sono indipendentemente dagli sgravi. Esse infatti verranno finanziate da un fondo in cui sarà versato un prelievo sui salari che verrà compensato da una riduzione di pari entità dell’aliquota contributiva per gli assegni famigliari. Ma la questione più importante riguarda la consistenza o meglio l’inconsistenza stessa di queste misure, che in tutti i casi non avranno nessun impatto sui salari e sulle condizioni di vita della stragrande maggioranza delle lavoratrici. Prendiamo ad esempio il cosiddetto assegno parentale: circa 250 franchi al mese per il primo anno di vita del neonato e poi basta… Si tratta di fatto di un assegno di nascita o di adozione (in piena logica natalista) di un’entità e di una durata talmente bassa che non può in nessun modo essere pensato come uno strumento che permetta di liberare tempo per la cura dei figli e compensare perdite di salario in caso di interruzione dell’attività lavorativa.

Le altre misure sbandierate riguardano le strutture di accoglienza e cura dei bimbi (asili nido, centri extrascolastici ecc.). La carenza di queste strutture è evidente (per gli asili nido, secondo l’Ufficio di statistica, attualmente si copre circa il 17% del bisogno reale). La modalità attuata dal governo però non è per nulla quella giusta. Da una parte si continua a perseverare sulla strada della complementarità tra pubblico e privato, che concretamente si traduce in una delega al privato della gestione dei servizi di cura con evidenti lacune per quel che riguarda la copertura territoriale (la maggior parte dei servizi si ritrova nei centri urbani), la qualità del servizio offerto e delle condizioni di lavoro delle dipendenti (Bellinzona insegna); dall’altra le misure che vengono proposte sono caratterizzate dalla più assoluta indeterminatezza come è il caso dei cosiddetti “nido-famiglia” ai quali si fa riferimento senza definire modalità di autorizzazione e di vigilanza precise.

Non si tratta quindi di una riforma che garantisce la tanto sbandierata simmetria dei vantaggi. A guadagnarci saranno soprattutto le grandi imprese e i contribuenti facoltosi, mentre a fare sacrifici saranno le famiglie e in particolare le donne. Per questo motivo si tratta di rispedire al mittente questa “riforma”. Siamo stufe di subire la politica del ricatto, l’abbiamo ribadito in occasione della votazione sulla previdenza 2020, facciamolo anche ora.

Angelica Lepori
Consigliera comunale MPS a Bellinzona

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