Il 28 febbraio alla trasmissione «I conti in tasca» su TeleTicino, si è intensamente dibattuto sulla riforma fiscale. I suoi fautori – nell’occasione Christian Vitta e Marco Passalia – hanno sostenuto che la riforma sia vitale per trattenere rispettivamente attirare grandi capitali e grosse aziende, in modo da finanziare start-up e socialità del nostro Cantone. Per indurre i cittadini a respingere il referendum il prossimo 29 aprile, i fautori della riforma fanno ampio uso degli spauracchi. Dapprima evidenziano che una buona fetta degli introiti fiscali cantonali dipende da poche persone e poche aziende. Poi sventolano la minaccia incombente che se la riforma non passasse, tali introiti svanirebbero, poiché una parte di aziende ha già fatto sapere di essere pronta a partire. Così dicendo però, Vitta e Passalia testimoniano il vero problema del nostro tessuto economico: la dipendenza da una minoranza di persone fisiche e giuridiche che, proprio perché si dicono pronte a emigrare in caso di accettazione del referendum, mostrano di non possedere né resilienza (la capacità di tenere duro e non tagliare la corda), né attaccamento al territorio.

Se è vero, come Vitta ha affermato in diverse circostanze, che delle aziende gli avrebbero già fatto sapere di voler partire dal Ticino, significa che siamo di fatto sotto ricatto. Nella trappola di farci dettare l’agenda politica, ci siamo messi con le nostre mani «attirando» queste aziende (ma la stessa cosa vale anche per i globalisti) con i precedenti sgravi fiscali. Il prezzo pagato è un pezzo della nostra sovranità. E non è cosa da poco.

Il paradosso poi, è che il Direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia intende dare ancora più spazio a questo tipo di aziende, sempre pronte a partire se qualcuno fa una migliore offerta, proponendo che il Canton Ticino aderisca alla piattaforma di marketing territoriale Greater Zurich Area (GZA). Anche se Vitta ama dire che questa partnership è un collegamento verso il nord delle Alpi, in realtà vuole essere una porta di accesso al nostro territorio e al nostro mercato per aziende europee, statunitensi e cinesi alle quali si offrono tutte le facilitazioni per fare business. Vista l’ossessione di attrarre a tutti i costi aziende dall’estero, è lecito chiedersi se Vitta creda veramente nell’eccellenza delle realtà aziendali ed universitarie del nostro cantone che tanto decanta. Il fatto che per le Officine di Bellinzona abbia lasciato cadere il suo stesso progetto che valorizzava le realtà del territorio, per fare spazio alle aziende da attrarre attraverso la GZA è già un buon indizio per comprendere.

Marco Noi, I Verdi del Ticino

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