di Ivo Durisch, Capogruppo PS in Gran Consiglio

 

Una pioggia di milioni si abbatterà sul Ticino, ma le famiglie, chi fatica ad arrivare a fine mese, i disoccupati e i precari rimarranno a secco. Dei 20 milioni in più che il Canton Ticino riceverà dalla Confederazione – che si sommano ai 38 milioni della Bns e a quelli dell’amnistia fiscale federale – neanche un franco servirà a promuovere una politica sociale o a sostenere il potere di acquisto della popolazione.

Per il Consiglio di Stato e la maggioranza del Parlamento “gli ambiti più critici e prioritari” sono i milionari e le grandi imprese a cui si vogliono concedere nuovi sgravi per oltre 50 milioni. Nel 2016 e 2017 ben 811 famiglie si sono viste negare il diritto agli assegni di prima infanzia e integrativi e la lista dei beneficiari si è ridotta di quasi un terzo. I nuovi criteri hanno escluso dagli aiuti una serie di categorie, fra cui anche i disoccupati e i sottoccupati. Per molti l’unica via di uscita è stata rivolgersi all’assistenza sociale, e non a caso il numero di beneficiari nel 2016 ha registrato una crescita record del 12,6%. Altri – spiega tranquillamente il Consiglio di Stato rispondendo a un’interpellanza – “pur avendo un potenziale diritto all’assistenza sociale” non se la sono sentita di fare questo passo e vivono grazie all’aiuto di familiari o intaccando i loro risparmi.

Gli assegni di prima infanzia e integrativi erano stati pensati per evitare che l’arrivo di un figlio si trasformasse in causa di povertà ed esclusione sociale. Tagliando questi aiuti alle famiglie, la politica sociale ticinese – un tempo citata ad esempio nel resto della Svizzera – risulta svuotata di senso. E non sarà certo un assegno parentale di 3’000 franchi per un anno, pari a 250 franchi al mese, a poterli sostituire. Le spese generate da un figlio poi non si fermano al primo anno, anzi aumentano col tempo. Certo, riducendo di un terzo le famiglie beneficiarie di assegni integrativi il Consiglio di Stato è riuscito a risparmiare ben 16,8 milioni in due soli anni, che sommati ai tagli più consistenti del previsto in altri ambiti della politica sociale, hanno contribuito al raggiungimento del tanto sospirato “pareggio di bilancio” a spese dei più poveri.

In un cantone dove il rischio di povertà ha raggiunto il 31,4% ed è oltre il doppio della media nazionale però questa politica rischia di rivelarsi un boomerang. Sappiamo dagli studi che chi finisce in assistenza fatica ancora di più a reinserirsi nel mondo del lavoro e che i figli di queste persone hanno un rischio maggiore di finire a loro volta in assistenza una volta adulti. Non sono solo i giovani a patire di questa situazione, il numero di ultra 50enni che finisce in disoccupazione e in assistenza continua ad aumentare. Persone che dopo decenni passati a lavorare si ritrovano senza un impiego e privati del II. pilastro a cui si prospetta una vecchiaia di stenti. E l’ennesima riduzione dei sussidi di cassa malattia ha penalizzato anche la classe media, che arranca ad arrivare a fine mese a causa dei continui aumenti dei premi e a salari fermi al palo da anni.

Quella manna inaspettata di milioni arrivati da Berna però non sarà investita in nessuno di questi ambiti, nemmeno nelle famose misure sociali che il governo vuole concedere alle famiglie solo a patto che si accettino i 50 milioni di sgravi ai milionari e alle grandi imprese. Per finanziare quelle misure infatti verrà usata una parte dei prelievi già oggi prelevati per gli assegni per i figli, il cui ammontare non è mai stato aggiornato al caro vita. Se davvero l’intenzione sincera del Consiglio di Stato e della maggioranza del Parlamento fosse aiutare le famiglie e chi non arriva a fine mese bisognerebbe ripristinare i tagli dolorosi effettuati negli ultimi tre anni e introdurre subito le disposizioni votate con la riforma sociale, senza il ricatto della riforma fiscale, perché i soldi già ci sono. E invece quei soldi serviranno per giustificare 50 milioni di sgravi ai milionari e alle grandi imprese per “rendere più attrattivo il Ticino”, anche se nel nostro cantone il numero di aziende è quasi raddoppiato negli ultimi anni e quello delle persone con patrimoni di oltre 5 milioni pure. Questione di priorità.

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